Possibile che Mosè e Akhenaton fossero la stessa persona?
La teoria di cui ti parlerò oggi: “Akhenaton, era il vero Mosè biblico?” è così affascinante che potrebbe benissimo essere la trama di un romanzo; già solo per questo, a mio parere, merita di essere raccontata, dacché sono una scrittrice, sai, le storie affascinanti sono il mio pane quotidiano.
In realtà, era la seconda volta che incappavo nella lettura di questa teoria, la prima qualche anno fa, e l’ultima volta è successo ieri mentre leggevo un saggio sull’archeologia proibita. Ma niente paura, lungi da me dal credere ciecamente a queste teorie, anzi; però mi piaceva parecchio poter affrontare l’argomento e speculare su cosa accadrebbe se la teoria potesse trovare prove a conferma, cosa cambierebbe se: Mosè fosse realmente esistito e se, fosse stato un faraone egizio eretico?
I “What if” ci piacciono sempre quando ci fanno vedere universi alternativi o storie possibili (soprattutto quando si tratta di storie cinematografiche o letterarie). Si può fare anche con la storia, suppongo, senza però spacciare una teoria per vera, naturalmente. Anche se, e ti spoilero subito il mio parere, credo che se Akhenhaton e Mosè fossero stati la stessa persona, un pò come dire che Gesù non era figlio unico e si è pure sposato, poco cambierebbe per un vero cristiano. Senza essere blasfemi, ma, la fede è un’altra cosa, credo.
Tralasciamo per un momento le questioni di fede e focalizziamoci solo sulla storia: Mosè e Akhenaton erano lo stesso individuo?
Pare che alcune tracce storiche ci conducano su questa scia, eppure non convincono tutti, e non ci sono prove concrete.
Dunque, vediamo di capire meglio questo “What If”.
Le origini: la teoria su Akhenaton-Mosè
La teoria che identifica il faraone Amenhotep IV meglio conosciuto come Akhenaton, con il profeta Mosè è un classico esempio di “storiografia alternativa” o “archeologia non ortodossa”. Sebbene sia affascinante, non è supportata dalla comunità accademica (egittologi e storici), che la considera priva di basi fattuali archeologiche.
Tuttavia, ha radici intellettuali molto profonde e interessanti.
Akhenaton, considerato il re eretico, fu l’unico faraone conosciuto nella storia egiziana a credere in una dottrina monoteistica quando la maggior parte del mondo antico aderiva al politeismo.
Il futuro Akhenaton fu un figlio minore di Amenofi III e della grande sposa reale Tiy. Sostituì al trono faraonico il fratello maggiore, il Principe ereditario Thutmose, successore designato di Amenofi III, quando questi morì in circostanze completamente sconosciute, nel terzo decennio del regno del padre. Si è scoperto che il futuro Akhenaton avrebbe condiviso il potere con Amenofi III per almeno otto anni prima di regnare da faraone.
La rivoluzione di Amenhotep IV
Nonostante secolari rituali consolidati nel tempo e un clero potente, quando Amenhotep IV divenne faraone, insofferente verso questa decadenza e stanco di essere un semplice spettatore del potere sacerdotale, decise di agire, e dopo soli cinque anni di regno, usò la sua autorità divina per ribaltare radicalmente le tradizioni religiose egiziane, dando inizio a una trasformazione che nessuno poté contrastare.
L’ascesa di Akhenaton: la rottura con il passato
Per segnare il distacco dal clero, il faraone cambiò il suo nome da Amenhotep ad Akhenaton, dedicandosi esclusivamente al culto del disco solare, Aton. Trasferì la capitale da Tebe ad Amarna per emanciparsi dal potere sacerdotale e impose il monoteismo con la forza, vietando il culto delle altre divinità, chiudendo il tempio di Amon e facendo deturpare ogni immagine degli dei tradizionali.
Lui stesso più tardi subirà l’oblio, la cosiddetta damnatio memoriae: Sul terzo pilone di Amenofi III al complesso templare di Karnak, il rilievo che mostra Amenofi III e suo figlio, il futuro Akhenaton, su una barca sacra, dove il grande faraone starebbe presentando suo figlio ad Amon, venne irrimedialbilmente danneggiato.
La prima tesi: Sigmund Freud
Il primo a dare una forma “seria” a questa idea fu Sigmund Freud nel suo ultimo libro, L’uomo Mosè e la religione monoteistica (1939).
La tesi di Freud: Egli ipotizzò che Mosè fosse in realtà un nobile egizio, un seguace di Akhenaton, che rimase “orfano” del suo dio unico (Aton) dopo la morte del faraone e la restaurazione del politeismo. Secondo Freud, questo Mosè egizio avrebbe guidato un gruppo di seguaci fuori dall’Egitto, fondendo poi il culto di Aton con la figura di un dio locale dei vulcani (Yahweh) venerato dai Madianiti
L’approccio: Freud non usò l’archeologia, ma la psicoanalisi, cercando di interpretare le origini della religione ebraica come una sorta di “trauma collettivo” o memoria rimossa
Le tesi moderne: Ahmed Osman
L’idea i Freud è stata poi ripresa e radicalizzata da autori come l’egiziano Ahmed Osman. Osman sostiene che non si tratti solo di un’influenza, ma che Akhenaton e Mosè siano la stessa persona
- L’Ipotesi: Il fervore religioso di Akhenaton, interpretato da alcuni come una ricerca di potere assoluto piuttosto che come una vocazione divina, trova un parallelo sorprendente in una teoria storiografica alternativa. Lo studioso Ahmed Osman sostiene infatti, attraverso un confronto tra dati archeologici e narrazioni bibliche, l’identità tra il faraone eretico e il profeta Mosè, ipotizzando che siano la stessa figura storica
Argomentazioni (non provate):
Monoteismo: Entrambi promuovono una divinità unica e invisibile
Cronologia: La “rivoluzione di Amarna” (l’eresia di Akhenaton) avviene nel XIV secolo a.C., un periodo che alcuni studiosi biblici considerano compatibile con l’Esodo
Similitudini testuali: Il “Grande Inno ad Aton” di Akhenaton presenta sorprendenti somiglianze tematiche con il Salmo 104 della Bibbia (L’Inno alla Creazione. Un canto di lode poetica che celebra la grandezza di Dio attraverso la bellezza dell’universo e della natura.)
Esilio: Dopo la fine della dinastia di Akhenaton, i suoi seguaci (gli Atoniani) sarebbero stati cacciati o costretti a fuggire dall’Egitto, diventando così il nucleo dei profughi biblici –
Ci tengo a precisare che queste sono speculazioni: non abbiamo prove che Akhenaton sia stato mandato in esilio e poi sia tornato a sfidare Ramses II. Questa è una ricostruzione appartenente a interpretazioni moderne e non provate.
Il pensiero di Osman
Credo che Akhenaton sia stato costretto ad abdicare al trono per suo figlio, Tutankhamon, e vivere nel Sinai in esilio. Quando morirono tutti i re della XVIII dinastia, il generale Ramses, che fondò la XIX dinastia, fu sfidato da Akhenaton, che tornò dall’esilio, pretendendo il suo trono.
Quando perse il trono, anche Akhenaton perse il suo nome e divenne noto come Mosè.
cit tratta dall’ Intervista ad Ahmed Osman della rivista https://www.ancient-origins.net/
Interrogativi naturali
Giusto a proposito di Tutankhamon viene allora spontaneo chiedersi: dove si colloca il giovane faraone in questa storia?
Se Akhenaton fosse davvero la figura storica all’origine del personaggio di Mosè, come sostiene una controversa teoria moderna, emergerebbe una domanda inevitabile. Che cosa sarebbe accaduto ad Akhenaton dopo la sua caduta? Fu allontanato dalla corte dai sacerdoti di Amon? Fu costretto all’esilio? E soprattutto: quale ruolo avrebbe avuto suo figlio Tutankhamon nella restaurazione dell’antica religione?
Sappiamo che Tutankhamon, figlio di Akhenaton, salì al trono ancora bambino e che, dopo il breve regno di Smenkhara, abbandonò il nome Tutankhaton e divenne Tutankhamon, ripristinando il culto di Amon e degli altri dèi tradizionali. In altre parole, il figlio si trovò a governare l’Egitto mentre veniva progressivamente cancellata proprio la rivoluzione religiosa del padre.
Ed è qui che la teoria di Akhenaton-Mosè apre uno scenario affascinante, ma non dimostrato: se Akhenaton e Mosè fossero realmente la stessa persona, il giovane Tutankhamon potrebbe essere stato il figlio del sovrano che aveva introdotto il culto esclusivo di Aton e, al tempo stesso, il faraone che ne decretò di fatto la fine.
Anche il racconto biblico presenta un elemento che alimenta il confronto: Mosè torna in Egitto dopo un lungo periodo trascorso fuori dal Paese, durante il quale si sposa con una donna madianita. Tuttavia, collegare questo episodio ad Akhenaton richiede diversi passaggi ipotetici. La Bibbia non identifica infatti Mosè con Akhenaton, né le fonti egizie attestano un suo esilio o un successivo ritorno per affrontare Ramses II.
La domanda, dunque, rimane aperta: se dietro la figura di Mosè si nascondesse davvero Akhenaton, che cosa accadde al faraone dopo la sua caduta e quale fu il rapporto con il figlio Tutankhamon? È proprio in questo punto che la storia documentata lascia spazio alle teorie e al mistero.
Chi era Tutankhamon
Per lungo tempo la vera genealogia di Tutankhamon rimase incerta, ma le analisi genetiche condotte dal King Tutankhamun Family Project tra il 2007 e il 2009 hanno chiarito i principali legami familiari. Tutankhamon era figlio di Akhenaton e della cosiddetta Younger Lady, nipote di Amenhotep III e della regina Tiy e pronipote di Yuya e Thuya. Si trattava dunque di un membro diretto della famiglia reale, discendente di una delle più importanti dinastie dell’Egitto faraonico. Figlio di Akhenaton e una sorella, e sposato con una sorellastra (che per noi risulta assurdo lo so).
Tutankhamon regnò però solo per circa dieci anni e morì giovanissimo, intorno ai diciotto-diciannove anni. Il suo breve regno fu quindi soprattutto un periodo di restaurazione: sotto il giovane faraone l’Egitto abbandonò definitivamente la rivoluzione religiosa di Akhenaton e tornò al culto degli antichi dèi, con il ripristino della centralità di Amon e di Tebe.
La storia di Mosè in esilio
Dopo aver ucciso un sorvegliante egiziano, Mosè fugge dal palazzo e dalla vita che conosceva, diventando un uomo in fuga, un emarginato con un passato violento. Arriva nella terra straniera di Madian, uno sconosciuto senza nulla. Lì, presso un pozzo, vede le sette figlie del sacerdote locale molestate dai pastori. Mosè, il cui cuore per la giustizia è già consolidato, si alza per difenderle, scacciando gli aggressori e abbeverando il loro gregge. Una di queste figlie era Zippora. (che poi diventerà moglie di Mosé)
A Madian, Zippora diede a Mosè una vita che aveva perduto. Gli diede una famiglia, dandogli due figli: Ghersom, il cui nome significa “straniero là”, un costante ricordo dell’esilio di Mosè; ed Eliezer, che significa “il mio Dio è il mio aiuto”, una testimonianza della protezione divina che lo aveva condotto in quel porto sicuro
Fonte: https://christianpure.com/it/learn/moses-wife-questions/
Il mistero di Carter e la “maledizione”
C’è poi il capitolo oscuro della maledizione di Tutankhamon. Howard Carter, in un primo momento, parlò di documenti eccezionali, per poi ritrattare tutto pochi giorni dopo. Fu semplice prudenza o la pressione di chi temeva che, in quelle tombe, fosse nascosta la prova di una verità capace di riscrivere la storia?
Se Akhenaton era Mosè, Tutankhamon era il custode di un segreto che il mondo del 1922 non era pronto ad accettare.
Più leggo di queste tesi, più noto lo sforzo di inserire prove che mancano di punti fermi; spesso, dove manca il dato, si ipotizza un complotto. Eppure, la ‘maledizione’ è diventata, nel tempo, la metafora perfetta di quel silenzio che avvolge ancora oggi il periodo di Amarna.
La suggestione: Il fatto che Carter abbia “ritrattato” o che alcune informazioni siano state secretate alimenta l’idea che ci fosse qualcosa di politicamente o religiosamente “scomodo”
La teoria: Se in quei papiri si fosse parlato dell’Esodo o della vera natura eretica di Akhenaton, la scoperta avrebbe potuto scuotere le fondamenta delle religioni monoteiste. Da qui nasce l’idea che la “maledizione” fosse in realtà una copertura per un’operazione di intelligence ante-litteram per proteggere questo segreto
La ‘maledizione’ di Tutankhamon, in fondo, è la prova che la storia attira più attenzione quando è avvolta dal mistero che quando è raccontata dalla verità, spesso più prosaica e meno cinematografica.
Altre teorie “ardite”
Tra le teorie più ardite, c’è chi tenta di collegare il culto di Yahweh addirittura a quello di Horus, un vero rebus che sembra quasi un tentativo di incastrare pezzi di puzzle appartenenti a scatole diverse. Ma è proprio in questo caos di ipotesi che risiede il fascino del mistero.
Inoltre, si è inserito nella storia anche Jean-François Champollion! sì, quello lì, il celebre egittologo che riuscì a decifrare i geroglifici per primo grazie alla stele di Rosetta.
Ecco, che Freud pensasse a questa teoria come probabile ci credo, molto meno che Champollion possa averla formulata.
Teoria n°4
Un’altra teoria particolare, vuole spiegare come mai i famosi papiri che Carter aveva trovato all’apertura della tomba di Tutankhamon, furono poi negati. Solo alcuni anni prima della scoperta della tomba, alcuni membri dei ricchi banchieri ebrei Rothschild avevano cominciato a promuovere il sionismo, comprando terre in Palestina per rivenderle agli ebrei, e fare in modo che avessero una nazione.
Molti Rothschild erano sostenitori del sionismo, mentre altri membri della famiglia vi si opposero. Edmond James de Rothschild, per esempio, conosciuto come il “Barone de Rothschild”, fu uno dei sostenitori attivi del sionismo. Edmond finanziò alcune delle prime colonie agricole ebraiche alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo […] In totale, acquistò dai proprietari terrieri ottomani il 2–3% del terreno […]
Altri membri della famiglia, tra cui Walter Rothschild, 2º Barone Rothschild, sostennero anch’essi il sionismo.
Fonte Wikipedia
Se fosse stato “provato” che gli ebrei non sono una razza (infatti molti storici dicono che non sono una razza unica come la intendiamo noi), non avrebbero avuto diritto a rivendicare la terra che oggi rivendicano. E direi che, la teoria di cui sopra è davvero affascinante e sembra plausibile, e forse, proprio per questo è facile crederle. Ma sulla questione del sionismo io non mi addentrerò, non ne so abbastanza naturalmente.
Perché gli storici sono scettici?
Fin qui, il fascino di una storia che vorremmo fosse vera. Ma ora, togliamoci gli occhiali del sognatore e indossiamo quelli dell’archeologo. È tempo di guardare ai fatti, quelli che non temono né la damnatio memoriae né il silenzio di Carter.
La maggior parte degli archeologi e degli storici rigetta queste teorie per diverse ragioni. E noi vogliamo addentrarci nei panni della ragione della storia.
Cosa dicono le pietre
Mancanza di prove fisiche: Non esiste alcun documento egizio che menzioni Mosè o un Esodo di massa – che sarebbe stato un evento di portata enorme per la burocrazia egizia
- è pur vero che Akhenaton subì la damnatio memoriae dai faraoni suoi successori, ma un evento di tale portata sarebbe pur comparso da qualche parte
Differenze di contesto: Il Dio di Mosè (Yahweh) è un dio etico, legislatore e “geloso” di un popolo specifico, mentre l’Aton di Akhenaton era una divinità solare, cosmica e astratta, priva di una legge morale per l’umanità
in “Scoperte archeologiche non autorizzate” si parla dei sacerdoti di Horus, e del dio Yahweh accostato a Horus, difficile capire cosa c’entri con Aton comunque
Cronologia incerta: La datazione dell’Esodo è estremamente dibattuta e le prove archeologiche in Terra d’Israele (come la stele di Merneptah) suggeriscono che gli Israeliti fossero già presenti nella regione ben prima che potesse essersi verificato un esodo legato ad Akhenaton
- Se è per questo si dibatte tutt’oggi sulla cronologia esatta delle dinastie egizie, purtroppo si tratta di millenni fa, anche gli archeologi possono sbagliare. Ma questo solo il tempo può dircelo
Il silenzio dell’archeologia: Se il leader dell’Esodo fosse stato un ex-faraone, la tradizione biblica (estremamente precisa sui legami di parentela e sui nomi egizi) ne avrebbe quasi certamente conservato memoria (lo dimostrano le numerose Liste di Re che stilavano gli Egizi, e di cui ti parlo nell’articolo)
- Qui mi arrendo; di prove concrete non ce ne sono. O sono sfuggite, o ancora devono saltare fuori, ma in ogni caso sino a ora non ci sono
La trappola della somiglianza
Vero è che ci sono diversi fattori somiglianti ma non abbastanza da essere la stessa cosa.
- Il monoteismo di Aton era solare e astratto, mentre quello biblico è etico e relazionale: sono due concetti nati in contesti troppo diversi per essere lo stesso
Secondo il rasoio di Ockham: a parità di condizioni, la spiegazione più semplice è quasi sempre quella corretta.
Dunque, avendo queste due teorie, quella più semplice avrà una percentuale di ragionevolezza maggiore a quella complessa.
Teoria Complessa: Akhenaton era Mosè, gli egizi hanno orchestrato una damnatio memoriae totale, hanno nascosto papiri nelle tombe di Tutankhamon, Carter li ha trovati e ha mentito per decenni, e la storia religiosa dell’Occidente è basata su un segreto di stato tenuto nascosto da migliaia di anni
Teoria Semplice: Il monoteismo di Akhenaton è stato un fallimento politico che è stato cancellato dalla storia egizia per ripristinare l’ordine precedente; la Bibbia è un’opera redatta in tempi successivi, influenzata dal clima culturale del Vicino Oriente (dove il monoteismo era una tendenza crescente), senza che ci sia un legame biografico diretto tra un faraone e un profeta
Ma naturalmente a noi sognatori e sognatrici di tutto il mondo piace pensare che quella più complessa sia quella più veritiera, non lo metto in dubbio. Io stessa qualche anno fa, fui abbagliata dal fascino di questa storia e la presi subito per vera. Oggi preferisco andarci più cauta e speculare sulle teorie senza credere necessariamente siano vere.
Le “altre” voci dell’antichità
La versione di Manetone
Secondo una versione egizia della storia di Mosè, il protagonista non era un profeta, ma un sacerdote rinnegato di nome Osarsiph. Secondo lo storico Manetone, egli si mise a capo di una rivolta di lebbrosi stanziati ad Avaris e cambiò il proprio nome in Mosè. In questa versione, il gruppo invase l’Egitto, compiendo atti di estrema crudeltà, tra cui il sacrificio di animali sacri egizi. Mosè e i suoi seguaci furono infine scacciati dal faraone Amenofi verso Gerusalemme, dove avrebbero stabilito le leggi ebraiche con l’unico scopo deliberato di opporsi a ogni pratica e credo della cultura egizia.
La versione di Strabone: Mosè filosofo
Secondo lo storico Strabone, Mosè non fu un profeta miracoloso, ma un sovrano del Basso Egitto che, insoddisfatto delle istituzioni del suo tempo, abbracciò una visione monoteista universale.
Egli lasciò volontariamente l’Egitto insieme a un gruppo di seguaci “di buon senso” per fondare un nuovo stato a Gerusalemme, un territorio arido e poco conteso. Qui, Mosè istituì una religione aperta e razionale, che attirò pacificamente le popolazioni vicine. Solo dopo la sua morte, secondo Strabone, la religione subì una degenerazione verso la superstizione e il ritualismo rigido, con l’introduzione di pratiche come la dieta kosher e la circoncisione, estranee al pensiero originale del fondatore.
La versione di Tacito: Mosè l’esiliato razionalista
Secondo lo storico romano Tacito, Mosè non fu un profeta, ma un capo esiliato dall’Egitto insieme a una moltitudine di lebbrosi, colpiti dalla malattia a causa del consumo di carne suina. Nel deserto, Mosè invitò il suo popolo a diffidare sia degli uomini che degli dèi, esortandoli a fare affidamento esclusivamente sul proprio giudizio.
Anche i presunti miracoli, come il ritrovamento dell’acqua nel deserto, vengono riletti da Tacito in chiave puramente razionale: non prodigi divini, ma il risultato dell’ingegno di un leader capace di individuare falde acquifere seguendo la vegetazione.
Questo ci dimostra che, qualunque sia l’identità del vero Mosè, essa ci sfugge tra le pieghe della storia. Non possediamo la verità assoluta, ma soltanto le sue frazioni: una serie di narrazioni distinte che, come la luce attraversata da un prisma, cambiano colore a seconda di chi sceglie di raccontarle.
